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Quando il matrimonio è talmente ‘ton’ da non sembrare ‘bon’

di Inviata speciale per Splitit magazine

Si è discusso infinitamente su tutte le cosiddette regole che bisogna rispettare quando si festeggia un matrimonio, a tutto ciò che devono fare gli ospiti ma anche, e soprattutto, allo stretto protocollo che in teoria dovrebbero seguire gli sposi per realizzare quella che potrebbe essere definita una cerimonia perfetta. Dalle regole su come disporsi in chiesa, parenti della sposa a sinistra e dello sposo a destra (soprattutto nelle prime file) papà che accompagna la sposa, aggrappato rigorosamente al suo braccio sinistro, sposa in ritardo ma non troppo con viso soddisfatto di chi in cuor suo grida (sì il mio sposo sa perché è qui), sposo puntuale con viso tra l’emozionato e il “perché sono qui”, accompagnato da mamma con il bel bouquet come regalo da fornire sull’altare alla sua futura (il bouquet scelto dalla suocera fornisce presagi dubbiosi), e poi ancora testimoni che devono assolutamente rispondere al severo dress code imposto dalla sposa (da chi sennò), donne con visi apparentemente emozionati che in realtà stanno combattendo una battaglia silenziosa contro il loro tacco dodici,uomini che per sembrare più interessanti accennano un mezzo sorriso allo scambio delle fedi (sapendo in cuor loro che deve ancora nascere la donna che riuscirà a incastrarli) ecc. Insomma un protocollo severo composto da regole che, ogni volta, vengono personalizzate dagli attori principali, matrimoni tradizionali, hippie, minimal, emo, country; tutti hanno immaginato quel giorno, in cuor loro, come un giorno perfetto. Ma io vi dirò che proprio per queste regole ho visto matrimoni finire ancor prima di iniziare. Per questi futili motivi legati a quel troppo bon ton che spesso si trasforma in una specie di vademecum al matrimonio perfetto che toglie agli innamorati quel lato spontaneo, quella leggerezza e spensieratezza che li ha portati al giorni del sì (fidatevi caso contrario lì, all’altare intendo, non sarebbero mai arrivati).

L’altro giorno, ad esempio, sono stata invitata al matrimonio di una mia amica (amica diciamo che non la vedevo da quando avevo ancora le treccine). Ma, si sa, che poi ai matrimoni finiscono per invitarti sempre; non ti vedono da anni, a malapena si ricordano il tuo nome, ma un bel giorno, quel giorno che non vorresti mai che arrivasse, ti vedi recapitare una busta rosa confetto (che fa tanto shabby chic) con il tuo nome scritto con una grafia perfetta con inchiostro di china pregiato. Le mani già ti tremano all’idea di aprire la busta, perché in fondo già sai cosa ti aspetta. Entri in crisi formulando in ordine cronologico le seguenti domande: 1.Dio fai il miracolo dimmi che non è vero (ok questa non è una domanda ma una volta nella vita abbiamo fatto tutti questa riflessione) 2. Con chi ci vado? 3. No! Si sposa in estate cosa mi metto? Aiuto e ora cosa le regalo? Avrà fatto una lista nozze? Una lista regalo? (mica lo sa lei che c’è un servizio che si chiama Splitit che ti permette di aderire alla lista con un semplice click) Perché? Perché? Perché si è ricordata di me? Ebbene alla fine sono stata, anche io, vittima del protocollo. Sono uscita a comprare il vestito richiesto dal dress code: la mia amica voleva tutti di bianco vestiti (non vi dico la tragedia). Arrivata rigorosamente puntuale davanti alla chiesa (gli ospiti devono sempre arrivare prima degli sposi) ho preso posto in attesa di vedere arrivare la sposa. Mi sono, come dire, adagiata sul sedile, lo ammetto, anche io, stavo iniziando a intraprendere la mia personale battaglia contro il tacco dodici. Improvvisamente in chiesa, il caos: i parenti in segno di rivolta al protocollo si sono mischiati già dalle prime file, il padre della sposa si è disperso tra le navate dell’imponente chiesa, dimenticando di scortare sottobraccio la figlia verso l’ambita meta, la madre dello sposo (vegana e ambientalista) ha preferito alle tradizionali roselline bianche, un mazzo di cipolline che lasciavano una profumata scia alle sue spalle.

La sposa è arrivata calma e rilassata, il suo viso sincero e profondamente commosso; lo sposo, al contrario del protocollo, sapeva perché si trovava lì e nel suo volto non vi era il timore di restarci. Insomma spezzate le regole del bon ton e tornati alla magia dei gesti semplici, ogni cosa mi è apparsa spontanea persino il bouquet di cipolline della suocera. Che dirvi ciò che uccide un matrimonio, in tutti i sensi, sono le aspettative e le regole esasperate, quindi godetevi il vostro giorno senza troppi problemi, brindate alla felicità, cantate e lasciatevi andare al non bon ton!

di Cristina Amato, pubblicato il 09/03/2015 alle 09:12

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