splitit magazine
Marrakech Express: 4 tappe on the road per scoprire l'anima del Marocco
di Cristina Amato il 11/09/2015

Il viaggio in Marocco che stiamo per intraprendere è un viaggio unico. Lo capiamo subito, appena arrivati all’aeroporto: il paesaggio dalle Mille e una Notte è già nell’aria. Non siamo partiti in direzione resort, mica andiamo ad Agadir al mare o in un Riad nella metropolitana Marrakech. Il nostro è un viaggio verso l'anima di quest'affascinante terra, dove il tempo si è fermato o almeno ci prova. Prendiamo la macchina a noleggio, una Uno bianca, ( da lì a poco dovremmo solo sperare che la piccola tre porte non ci abbandoni proprio in cima a un monte). La meta non è del tutto definita, è il viaggio che disegna la destinazione. Sappiamo che il nostro punto di partenza è Marrakech, non ci fermiamo lì, la guardiamo da lontano, una città antica e moderna, estrosa e affasciante allo stesso tempo. Lasciamo il nostro sguardo in sospeso con la promessa di farle visita al nostro ritorno. Guidiamo in direzione del passo di Tizi n'Tichka, che si trova tra la grande pianura e il deserto del Sahara e collega il sud-est di Marrakech alla città di Ouarzazate, attraverso la catena montuosa dell’Alto Atlante. Riguardiamo la timida Uno, sì può farcela, deve farcela. Scopriamo presto che Tichka significa “difficile” non ci resta che pronunciare un sonoro In šāʾ Allāh (come vuole Dio). Il passo è lungo e complicato, la strada sale sempre di più per una valle dai tornanti rossastri, lo spettacolo è indescrivibile, il fiato sospeso. Ci sentiamo anche noi sospesi. Lungo tutto il tragitto sono poche le aree di sosta, qualche baretto improvvisato, in bilico tra la terra e il nulla, il cammino ci regala paesaggi mozzafiato: le montagne dell’Atlas ci accolgono come figli, ci avvolgono e, nonostante la pericolosità, ci sentiamo al sicuro. Lo scenario muta nei colori, verde, rosso, arancione, porpora e ancora arancione, il cuore è colmo, improvvisamente. Inizia così il nostro viaggio on the road, come nel Film Marrakech Express, in direzione porte del deserto che alcuni pensano siano le porte dell’anima, lo penso anche io.

Sono passate quasi cinque ore, la nostra prima tappa è vicina.

Prima Tappa: Ait –Ben-Haddou

Eccoci. La prima tappa si chiama Ait-Ben-Haddou, una dei 9 siti del Marocco dichiarati Patrimonio dell’Umanità. Si tratta di un’antica città fortificata, fatta di fango rosso e terra, costruita lungo le sponde del fiume Ounila ai piedi delle montagne dell’Atlante. Torri merlate dei palazzi che maestosamente si alzano verso il cielo, stretti vicoli abbracciano caratteristiche abitazioni, il fiume separa noi dalla Kasbah. Per attraversarlo chiediamo a dei ragazzi che gentilmente ci aiutano con l'ausilio di un asinello (povero). Ci sono diversi alberghi in zona, ma scegliamo un ostello, è più intimo e ci permette di conoscere un po’ di più della cultura locale. Il proprietario ci accoglie in francese e ci offre un tè alla menta. Come posso spiegargli che non amo il tè?

Consiglio: quando si visita il Marocco, mai rifiutare il tè. Questo è sinonimo di ospitalità, amicizia e negoziazione. Mi adatto, quindi, anzi faccio pure il bis e accompagno il mio “cin cin” con un locale Shukran (grazie).

32 km per Ouarzazate.

Seconda Tappa: Ouarzazate

Quarzazate dista a soli 32 km da Ait Ben Haddou, situata nella valle del Dadès, all'incrocio della valle del Draa al centro del Marocco a ridosso del deserto sabbioso del Sahara. Arriviamo in un attimo. La cittadina è ben curata, le persone gentili e sorridenti. Decidiamo di visitare gli studi cinematografici ( lo so, fa molto turista, ma che volete siamo ragazzi degli anni 80 cresciuti a Plasmon e televisione). Negli studi cinematografici (Atlas Film Corporation Studio), sono stati girati tanti film ambientati nel deserto, tra quelli più famosi le produzioni hollywoodiane del passato come "Lawrence d'Arabia" e "Il tè nel deserto" oppure "Kundun" di Martin Scorsese per citarne solo alcuni. Un informatore ci dice che nel 2006, la Kasbah alle spalle del monumentale edificio è stata utilizzata come set per il Reality Show tutto italiano, La fattoria, no comment, li perdoniamo per questo.

Consiglio: Ricordatevi di rispettare gli usi e costumi locali, evitate di andare in giro troppo scollati.

368 km per Merzouga.

Terza Tappa: Merzouga

Merzouga dista ben 368 km da Ouarzazate. È la porta del deserto, culla dei Tuareg, gli uomini blu e dei berberi popolazioni che vivevano e che, addentrandosi nel deserto, continuano a vivere in questo territorio. Proprio qui hanno girato l’epica scena del film Marrakech Express, quanti di voi lo ricordano?

Il nostro obiettivo sono proprio quelle dune, quelle di Marrakech Express. Arrivati a Merzouga alloggiamo in una kasbah, mangiamo Tajin con carne di pecora (anche lì impossibile rifiutare) beviamo tè e aspettiamo la partenza. I dromedari sono pronti, anche noi. Iniziamo il nostro viaggio, è Febbraio e la temperatura è ideale per non sciogliersi sotto il sole insistente di quelle latitudini. Dopo qualche ora di viaggio, finalmente arriviamo al centro del deserto, non c’è nulla. Ad accompagnare il nostro soggiorno, le dune di sabbia dorata, poche tende e l’infinito. Ne approfittiamo per apprezzare la quiete del deserto, un silenzio talmente assordante da lasciarci increduli; i pensieri scorrono veloci. Se posso paragonare la libertà a qualcosa è proprio stare distesa su quelle dune in pace con il mondo. Ma non è ancora finita, la notte giunge improvvisa e il cielo carico di stelle ci regala il suo spettacolo migliore. Impossibile contarle, saranno più di un milione o due, e le sento tutte sopra di me a illuminare il mio cammino. Il deserto dà voce ai miei pensieri, mi fa apprezzare la bellezza delle piccole cose, mi fa riscoprire gli altri e me stessa. Lontano dalle comodità cittadine, dai dispositivi elettronici e da tutto il superfluo, il deserto parla all’anima, regalandole nuova linfa.

Il giorno dopo ripartiamo con la consapevolezza che quella sarà, per sempre, una delle notti più incredibili della nostra vita.

nb. quella sdraiata sulla destra sono io!

294 km per Le gole di Dades.

Quarta tappa: Boumalne e Le Gole di Dades

La quarta tappa ci porta a prendere la macchina e a guidare per ben 294 km in direzione di Boumalne e Le Gole di Dades che si trovano nell’alta valle del fiume Dades, lungo circa 20km, per la prima metà scorre in zone montagnose. Lungo il suo corso si susseguono quattro serie di gole molto profonde. Ci mettiamo un po’ per arrivare, la strada è lunga e abbastanza impegnativa. Sostiamo in un grazioso albergo. Dopo la notte in tenda sogniamo un materasso! Riposiamo un po’ alla volta delle Gole di Dades.

La strada che ci aspetta è tortuosa e complicata, le gradazioni del viaggio vanno dall’arancione al marrone, quasi stessimo passando attraverso un paesaggio monocrome; le case di fango si confondono con il color porpora della terra, ma la strada è tutt’altro che monotona. Una scoperta a ogni curva, un' emozione a ogni tornante. Lo spettacolo della natura è tutto sotto i nostri occhi ed è davvero indescrivibile. La strada si inerpica ancora, coraggiosi con la nostra fedele e indistruttibile Uno sfidiamo i tornanti, giunti alle Gole, lo scenario sa di immenso, scompare l’asfalto, la strada sterrata si perde tra le vette dell’atlante.

Il viaggio in Marocco non è solo un viaggio. Scatta qualcosa dentro che ti farà amare questa terra per sempre. È arrivato il tempo di tornare in città, Piazza Jamal 'el Fna ci aspetta: il “grande teatro del mondo” è tutto lì.

Buon viaggio.

Autore
Cristina è caporedattrice di Splitit Magazine. Laureata presso la facoltà di Lettere e Scienze Umane di Neuchâtel ( Svizzera). Professione copywriter presso un’agenzia pubblicitaria è appassionata di letteratura e di pois. Nel 2013 pubblica il suo romanzo di esordio “Ogni tanto mi tolgo gli occhiali”, nel 2014 la raccolta “Fogli Sparsi” dall’omonima pagina Facebook. Affetta da patologie letterarie sta ancora contando i sogni nel cassetto. Attualmente è al lavoro sul suo secondo romanzo.
Ti garantiamo la sicurezza nei pagamenti grazie a:
Seguici su: